Master 1000 Cincinnati: appunti sui quarti di finali
- Numeri alla mano, Ashleigh Barty e Barbora Krejcikova sono, ad oggi, le due tenniste più forti al mondo, giocano un tennis per certi versi simile ma dagli equilibri un po' differenti ed in ogni caso bellissimo, in grado di dimostrare quanto il luogo comune che vorrebbe tutte le ragazze sul circuito WTA giocare allo stesso modo, senza variazioni, sia, appunto, una ingiusta semplificazione.
- Ieri, a causa delle ormai assurde distorsioni di una classifica surgelata da troppo tempo, si sono incontrate nei quarti di finale del Master 1000 di Cincinnati e ad avere la meglio, come negli ottavi di finale a Wimbledon, è stata Barty, ispirata e capace di controllare la partita a suo piacimento se si esclude un passaggio a vuoto, a inizio secondo set, che ha dato a Krejcikova l'illusione, temporanea, di poter entrare in partita.
- In semifinale l'australiana affronterà (anche in questo caso come a Londra) Angelique Kerber che ha sfruttato il ritiro, a metà del secondo set, di Petra Kvitova.
- Si è ritirata anche Paula Badosa, al termine del primo set con Karolina Pliskova: la ceca, nella partita per raggiungere la finale, se la vedrà con Jil Teichmann, bravissima a togliere punti di riferimento alla connazionale Belinda Bencic, con quelle variazioni e quei cambi di ritmo che tanto avevano messo in difficoltà anche Osaka il giorno prima.
- Andrej Rublev, questa primavera, a Montecarlo contro Rafael Nadal, aveva disputato forse la miglior partita della sua carriera, vincendo una semifinale nella quale ad impressionare era stata, sì, la pesantezza del suo dritto ma soprattutto la tranquillità e la lucidità con cui aveva gestito una situazione complessa dopo aver perso, in modo rocambolesco, il secondo set.
Sembrava, insomma, in procinto di effettuare un definitivo salto di qualità ma la finale del giorno dopo, persa in maniera netta contro Stefanos Tsitsipas, aveva interrotto bruscamente questo processo e, di lì in avanti, il rendimento di Rublev era calato vistosamente, compromesso anche da un riemergente, continuo, deleterio, nervosismo che pareva messo alle spalle.
- E che invece è tutt’ora ben presente, come si è visto dal secondo set in avanti nel quarto di finale contro Benoit Paire durante il quale il russo ha perso la bussola in grado di orientare il suo tennis, sopraffatto dalle imprevedibili giocate del suo avversario ed incapace di visualizzare soluzioni tattiche perfino elementari come evitare il favoloso rovescio del francese.
- Qualcosa però in Andrej Rublev, nell'ultimo anno e mezzo, è comunque cambiato e pare essere una certa maturità di fondo acquisita che, se non riesce a gestire del tutto l'ira, gli permette di attraversare, in qualche modo, i momenti di frustrazione.
È quanto accaduto nel set decisivo ieri: apparentemente furibondo e in balia dell'estro senza fine di Paire, ha ritrovato un minimo di lucidità - ed efficienza al servizio - in grado di portarlo alla semifinale.
- Semifinale che lo vedrà opporsi ad un Daniil Medvedev impressionante, capace di demolire un giocatore solido come Pablo Carreno Busta in nemmeno un'ora di gioco: il russo ha evidentemente trovato la quadra del suo tennis e sembra ritornato a viaggiare sul livello di gioco stellare che aveva preceduto la finale degli Australian Open persa con Novak Djokovic ad inizio anno.
- Il vincente del derby russo se la vedrà con chi prevarrà nell’altra semifinale, tra Stefanos Tsitsipas e Alexander Zverev sbarazzatisi, in modo agevole, rispettivamente di Felix Auger Aliassime e Casper Ruud.